IL MERCATO DEL LAVORO
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IL MERCATO DEL LAVORO
1.1 Il Mercato del Lavoro
Siamo abituati a leggere sulla stampa definizioni del mercato del
lavoro secondo cui esso costituirebbe un luogo ove si incontrano
domanda e offerte di lavoro, aziende, imprenditori, enti pubblici
e persone in cerca di lavoro. Il mercato è considerato come una
sorta di mercato borsistico, ove attraverso meccanismi di
autoregolazione si definiscono le figure professionali ricercate,
il loro livello retributivo e, in definitiva anche l’entità
della disoccupazione .
Il mercato del lavoro NON E’ COSI’ , non è così
automatico come lo si vorrebbe descrivere ecco perché alla base
della presente guida vi sono due specifici obiettivi che
perseguiamo nella nostra attività di orientamento:
1) favorire una maggiore serenità nell’individuo attraverso
una migliore conoscenza del mercato del lavoro;
2) aiutare la persona a reperire valide informazioni che lo
possano favorire nella ricerca di lavoro .
1.2Le Professioni che cambiano
a)Il mercato del lavoro è profondamente cambiato, ha visto dagli
anni ’80 in poi un peso sempre crescente dei servizi, una
rivoluzione nell’informatica e nelle telecomunicazioni, è
nato il commercio elettronico e finanche l’e-business. L’apparato
industriale italiano ha operato una sua prima riconversione negli
anni ’80, un’altra la sta effettuando ora per adeguarsi
alla globalizzazione dei mercati.
b) Il mercato delle professioni , a differenza del passato cambia
anch’esso sempre più velocemente . Quindi, siamo nel vero
quando diciamo che il lavoro è finito, nel riscontrare lo stato
di crisi di certe professioni, ma non consideriamo adeguatamente
le nuove professioni o addirittura quelle a noi “sconosciute”
che, intanto, stanno nascendo. Tutto ciò non ci deve portare ad
assumere atteggiamenti iper - ottimistici o pessimistici in base
a come consideriamo il problema.
1.3 Il Mercato nascosto
c) Dobbiamo, invece, acquisire una visione equilibrata che ci
consenta , soprattutto di penetrare nel cosiddetto “mercato
nascosto” del lavoro.In realtà la stessa struttura
industriale del Paese Italia, dell’Europa e degli Stati
Uniti ad evidenziare come il tessuto industriale sia composto per
l’80 % da Piccole e Medie Imprese (in Italia questa cifra
sale al 90 %). Ciò significa che vi sono migliaia e migliaia di
imprese piccole, che non fanno pubblicità, che non pubblicano
annunci, ma che stanno ricercando personale e noi non lo sappiamo
. Per avere un’informazione più approfondita ci soccorre il
Sistema Excelsior dell’Unioncamere, www.unioncamere.it , che
sistematicamente realizza indagini presso aziende ed enti
pubblici.
d) Il mercato del lavoro, inteso come figure professionali
richieste, oltre ad essere poco “visibile”, assume
contorni localistici , o tipici di certe aree geografiche (es. il
Nord Est d’Italia).
e) Quindi possiamo dire che solo “astrattamente” vi
siano professioni che “vanno per la maggiore”, in
realtà bisogna considerare l’area geografica,, il tipo di
specializzazione o di funzione, l’esperienza lavorativa etc.
.
f) Alcune professionalità da noi in “esubero” quali
quella del “dottore commercialista” o quella
avvocatizia possono sfruttare le stesse capacità in una nicchia
di mercato diversa .
g) In conclusione per operare al meglio nella ricerca delle
informazioni sulle professioni bisogna poter rispondere alle
seguenti domande:
- qual è la professione da me preferita che ricomprende il
settore o l’area di studio che a me interessa ?
in quale località geografica la posso svolgere ?
con quale forma contrattuale di lavoro ?
La Disoccupazione in Italia e in Abruzzo
Disoccupazione - (Fonte ISTAT e Abruzzo Lavoro)
Il 34° Rapporto Censis edito nel 2001 evidenzia come per il 56 %
dei giovani tra i 18 e i 29 anni il lavoro sia il problema più
importante del Paese, seguito da un 35,6 % per il quale sarebbe l’immigrazione
e da un 30 % secondo cui il problema principale sarebbe la droga.
Le nuove generazioni sembrano propendere per forme di lavoro
“atipico” e autonomo, con un investimento anche nella
formazione. Sembra tornare in auge l’impegno nella riuscita
professionale e nella valorizzazione del merito. L’aspirazione
alla carriera fa sì che si accettino anche lavori poco pagati ma
che offrano spazio per una crescita professionale. La formazione
è, quindi vista come un valido ausilio per migliorare il proprio
curriculum professionale. Dalla ricerca emergono valori quali :
la famiglia;
la lunga permanenza in ambito familiare;
l’interesse per il volontariato;
l’interesse per la pace, l’ambiente e gli altri grandi
temi;
la riscoperta del lavoro come mezzo di gratificazione.
Il rapporto ISTAT relativo all’anno 2000 indica per l’Abruzzo
i seguenti tassi di disoccupazione :
7,9 % (tasso di disoccupazione generale m + f )
5,0 % (tasso di disoccupazione di lunga durata)
13,0 % (tasso di disoccupazione femminile)
25,1 % (tasso di disoccupazione giovanile)
La situazione è migliorata rispetto ai dati del rapporto ISTAT
1999:
10,1% (tasso di disoccupazione generale m + f )
6,5% (tasso di disoccupazione di lunga durata)
15,9% (tasso di disoccupazione femminile)
28,8% (tasso di disoccupazione giovanile)
Nel mese di Giugno 2001 l’Abruzzo ha visto crescere del 2,7
% gli iscritti alla prima classe delle liste di Collocamento
(166.884 persone) rispetto allo stesso mese del 2000. Analizzando
tali dai su base provinciale, notiamo come il maggior numero di
iscritti sia in Provincia dell’Aquila con 44.394 persone
(17.279 maschi e 27.115 femmine), segue Chieti con 42.336 unità
(16.091 maschi e 26.245 femmine), Teramo con 40.156 (16.285
uomini e 23.871 donne), Pescara con 39.998 (17.688 maschi e
22.310 femmine). Rispetto al Giugno 2000 a Pescara si riscontra
un aumento di 4.000 unità a Teramo un aumento anche se minore (+
1.550 unità), L’Aquila si mantiene stazionaria, mentre
Chieti diminuisce di 1.700 unità. Secondo i dati di
disoccupazione per classi di età riferentisi al secondo
trimestre 2001 elaborati, su dati ISTAT dall’Ente Abruzzo
Lavoro, ente strumentale della Regione Abruzzo, il maggior tasso
di disoccupazione è presente sui giovani dai 15 ai 24 anni (25 %
in Abruzzo, 30 % nel resto di Italia). A seguire i giovani da 15
a 29 anni (poco meno del 20 % in Abruzzo, 24, % in ambito
nazionale). Il tasso di occupazione vede i giovani minimamente
presenti rispetto al totale (meno del 20 % in ambito regionale,
poco più del 20 % in ambito nazionale). Dalla simulazione degli
andamenti economici di lungo termine emergono alcune tendenze tra
le quali riteniamo più interessanti i seguenti fenomeni (Fonte
Abruzzo Lavoro) :
1. La popolazione in età attiva subirà nel lungo periodo (2010)
un ulteriore decremento, pari a 0,8 milioni di persone;
2. Si assisterà ad un notevole invecchiamento della forza -
lavoro, in quanto l’immissione dei giovani attivi sarà
interamente compensata dall’incremento degli attivi in età
adulta;
3. Il differenziale tra il tasso di disoccupazione maschile e
femminile (quello femminile è doppio di quello maschile)
resterà invariato sino al 2003. Scarso è l’utilizzo del
part - time : il recentissimo rapporto EUROSTAT 1999 (Ufficio
Statistico Europeo) mette in luce i mali del mercato del lavoro
presenti in Italia alla fine del 1998: tassi di occupazione ben
inferiori alla media europea, rigidità del mercato del lavoro,
scarso utilizzo del part - time .
Il tasso di occupazione, nella popolazione tra i 15 e i 64 anni,
è del 50,8 % ben 10 punti al di sotto della media europea (60,8
%) , con ben 30 punti percentuali di disparità tra uomini e
donne (65,1 % per gli uomini e 36,7 % per le donne).
Viceversa i tassi di occupazione a livello Ue sono del 70, 5 %
per gli uomini e del 51,1 % per le donne .
Ciò serve a rimarcare ulteriormente le caratteristiche della
nostra disoccupazione :
a)caratterizzata dall’avere una composizione che vede i
giovani tra i 18 e i 29 anni e le donne con i più alti tassi di
disoccupazione media europea ;
b)con maggiori disoccupati di lunga durata rispetto al resto d’Europa;
c)assai marcata differenza territoriale nello sviluppo economico
e nel tasso di disoccupazione.
Il recente censimento ISTAT rivela come negli ultimi dieci anni
vi sia stata una crescita record del Nord Est d’Italia, ove
i lavoratori dell’industria sono il 38,5 % e vi sia stato un
aumento dei lavoratori dei servizi pari a un + 29,3 % .
Contemporaneamente vi è stata di recente una forte crescita
economica di alcune province del profondo Sud : Catania,
Agrigento, Enna, Napoli, crescita che attualmente avviene ad un
tasso superiore a tutte le Regioni del Nord. Un altro “miracolo”
si è compiuto a S. Giovanni Rotondo ove negli ultimi tre anni,
nel solo settore dei servizi sono stati creati + 4.000 nuovi
posti di lavoro. E’ bene notare la estrema differenziazione
territoriale a “macchia di leopardo”, ove accanto ad
“isole felici”, vi sono sacche estese di rallentamento
economico. Le suddette province del Sud hanno sviluppato in
particolare il settore informatico e telematico, senza passare
attraverso la fase dell’industrializzazione. Sono
prospettive comunque da incoraggiare, ma che già denotano un
trend: infatti nel Centro Sud l’occupazione nei servizi è
preponderante rispetto a quella nell’industria e in
agricoltura: al Centro 32,5 % al Sud 28,4 % .
A fine anno 2001 si è riscontrato nel Paese e anche in Abruzzo
un rallentamento negli investimenti e nei consumi. Tale tendenza
è proseguita nel primo bimestre del 2002 ove si è riscontrato
un calo dell’occupazione nell’industria (- 32.500 posti
pari a - 4,5 % su base annua). Nei servizi la flessione è stata
dello 0,5 % (pari a - 0,5 % posti) (Fonte Istat).
Da ultimo in questa sede si vuole evidenziare l’importanza
della lettura: solo il 10 % dei giovani legge assiduamente un
quotidiano (Fonte Eurisko 2002) . Ciò fa sì che dati importanti
quali quelli relativi al fatturato dell’industria italiana
ripartiti per settori di attività, sfuggano ai più. Eppure
(Fonte Istat 2002), una rapida lettura di tali indicatori
evidenzierebbe ad es. che le attività di raffinerie sono in calo
(- 12,2 %) , mentre il settore pelli e calzature cresce (+ 4,2 %)
. Queste informazioni prelevate sulla stampa, dovrebbero essere
inserite in fogli plastificati e inseriti in un classificatore ad
anelli, ove il giovane dovrebbe inserire tutte le informazioni
sul mercato del lavoro. In tal modo avrebbe un quadro più chiaro
e potrebbe affrontare la ricerca di lavoro con maggiori mezzi ,
evitando ad es. di disperdere energie in settori ove vi sia un
calo di fatturato e concentrando gli sforzi verso quelli in
crescita.
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